Eric Rondepierre "Enigma" - SOLO SHOW IN GALLERY

Éric Rondepierre

ENIGMA

Inaugurazione sabato 18 Maggio 2013 ore 18.30

18 maggio 2013 - 28 settembre 2013

a cura di Gigliola Foschi  e Giampaolo Paci

 

Paci contemporary è lieta di presentare la prima mostra personale in Italia di Éric Rondepierre, artista francese che fin dagli anni Novanta basa il proprio lavoro sul recupero di filmati d’epoca. «Rondepierre – in un modo innovativo, che gli ha permesso di diventare uno tra i più apprezzati artisti francesi – seleziona e preleva frame di film, li ingrandisce e li trasforma in fotografie, dove però rimane visibile la grana stessa della materia-film.  Salva questi frammenti di film dall’oblio e dona loro un altro corpo compiendo un gesto  di metamorfosi, di cambiamento di stato.» I suoi lavori, dunque, non sono altro che fotogrammi cinematografici fissati in immagine, dove però «paradossalmente la fissità  fotografica, in questo modo ottenuta, non si trasforma in un’immobilità temporale (…), ma si apre verso altre storie, verso un altro tempo, e in questo modo  funziona come un attivatore di immaginario. (…)  Le opere di Rondepierre,  nascono infatti da un’operazione  analitica  sul linguaggio filmico e fotografico, ma al contempo si presentano cariche di  una forza enigmatica e misteriosa».

Durante la mostra, avremo modo di conoscere il lavoro di questo artista, riconosciuto a livello internazionale, -che vanta, tra le altre, esposizioni al MoMa di New York e al Centre Pompidou di Parigi-, attraverso alcune opere tratte dalle sue serie più significative.

«Nella serie Précis de décomposition, dei primi anni Novanta, e poi in Moires (1996-1998), muovendosi tra filmati anonimi degli inizi del secolo, Rondepierre sceglie e ingrandisce immagini alterate e corrose dal tempo o dalle cattive condizioni di conservazione, come a voler analizzare con la lente d’ingrandimento gli effetti della corruzione del supporto gelatinoso.»

Nella serie Diptyka, Rondepierre indaga gli effetti del montaggio, tagliando i fotogrammi delle bobine cinematografiche, e invertendo la parte superiore e quella inferiore dell’immagine. Nella più recente serie DSL, invece, analizza i disturbi visivi  di film d’autore (Hitchcock, Lynch, Godard, Truffaut, Ophüls…) che spesso si presentano quando dalla televisione vengono trasmessi attraverso lo schermo del computer.

Una voce più narrativa e forse meno analitica, Rondepierre assume nelle serie Partis communes (2005-07) e Seuils (2008-09): «in queste ultime opere, infatti, l’autore amalgama assieme due medium: immagini d’archivio di film muti d’inizio secolo e fotografie contemporanee scattate da lui stesso nel suo universo quotidiano.  Il risultato è costituito da immagini  di grande fascino, che ci fanno incontrare personaggi d’altri tempi, mentre paiono aggirarsi oggigiorno nel metrò di Parigi o  tra strade e parchi affollati di visitatori.»

Infine, in Les Trente Étreintes (Trenta Abbracci) l’artista ha selezionato trenta fotogrammi (su oltre un migliaio) di una sequenza in deterioramento della durata di circa un minuto: «l’oggetto filmico, immobilizzato dalla fotografia ed elevato alla dignità di immagine, preserva una sorta di mistero profondo, irriducibile al livello immediato della rappresentazione.»

Éric Rondepierre si configura come uno degli artisti sicuramente più interessanti e innovativi del panorama artistico contemporaneo, inserendosi in quella proficua tendenza artistica, -«capace di perturbare la visione ponendosi volontariamente sulla linea di confine tra film e fotografia».

Sul lavoro di Éric Rondepierre hanno scritto, tra gli altri, Régis Durand (direttore del Centro Nazionale della Fotografia  e poi del Jeu de Paume, Parigi), Quentin Bajac (conservatore capo del dipartimento di fotografia del Centro Pompidou di Parigi e neodirettore del dipartimento di fotografia del MoMA a New York) e Philippe Dubois ( autore del celebre libro L’atto fotografico; docente di cinema e arte contemporanea presso l’Università Parigi III).

 

Le frasi tra virgolette sono citazioni tratte dal testo di Gigliola Foschi “Eric Rondepierre. Elogio della metamorfosi”, che potrete trovare all’interno del catalogo dedicato alla mostra.

 

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